Lo sleep coaching non funziona? Forse non è il tuo bambino, ma il metodo che stai usando
Se stai pensando: “Abbiamo provato a fare coaching del sonno, ma non sta funzionando”, prima di tutto voglio dirti una cosa importante: non significa che ci sia qualcosa che non va nel tuo bambino.
Molto spesso, quando il sonno non migliora, il problema non è il piccolo… ma la mancata corrispondenza tra metodo, temperamento e fase di sviluppo.
Ogni bambino è unico. E proprio per questo, non esiste un unico approccio che funzioni per tutti. Quando un percorso di coaching del sonno sembra bloccarsi, la strategia migliore è fermarsi un attimo, osservare e aggiustare la rotta 💛
Perché lo sleep coaching può non funzionare
1. Il metodo non è adatto al tuo bambino
Non tutti i metodi di sleep coaching sono adatti a tutte le famiglie.
Alcuni bambini, ad esempio, non rispondono bene a tecniche come il Cry It Out o il Metodo Ferber, perché i controlli intermittenti possono risultare troppo stimolanti o frustranti.
Se sei stata coerente per diversi giorni e non vedi alcun miglioramento (o addirittura noti che piange di più), potrebbe essere il momento di valutare un approccio più graduale e su misura, che rispetti il temperamento del tuo bambino.
2. La coerenza fa la differenza
Uno dei motivi più comuni per cui il coaching del sonno “fallisce” è l’incoerenza.
Cambiare metodo da una notte all’altra, o rispondere in modo diverso ai risvegli, può confondere il bambino e rendere più difficile l’apprendimento.
Scegliere un approccio che senti davvero tuo – e che puoi sostenere emotivamente – è fondamentale per ottenere risultati.
3. Il supporto di una consulente del sonno infantile può aiutare
Se ti senti stanca, confusa o sopraffatta, non devi farcela da sola.
Una consulente del sonno esperta può aiutarti a:
- valutare l’ambiente in cui dorme il tuo bambino
- sistemare routine e orari
- creare un piano personalizzato, realistico e rispettoso dei tempi e modi di tutti
Avere una guida esterna spesso fa la differenza tra mollare… e ritrovare fiducia nel percorso.
4. Escludere eventuali cause mediche
Se il sonno rimane molto frammentato nonostante un approccio coerente, è sempre importante confrontarsi con il pediatra.
Problemi come reflusso, allergie, fastidi digestivi o difficoltà respiratorie possono interferire con il sonno e vanno affrontati prima che qualsiasi metodo di sleep coaching possa funzionare davvero.
5. Anche tu hai bisogno di cura
Accompagnare un bambino nel suo percorso sul sonno è impegnativo, emotivamente e fisicamente.
Prenderti cura di te – anche solo con una pausa, una passeggiata o qualche respiro profondo – non è un vizio, ma una necessità. Un genitore più riposato riesce a trasmettere calma e sicurezza, e questo aiuta tantissimo il bambino.
Quando il Metodo Ferber non funziona
Il Metodo Ferber, basato su controlli a intervalli mentre il bambino piange, può funzionare per alcune famiglie, ma non per tutte.
Perché Ferber può non essere efficace
- Incoerenza: se gli intervalli non vengono rispettati o il metodo viene abbandonato dopo poche notti, il bambino può piangere ancora di più, cercando di “insistere”.
- Eccessiva stimolazione: per alcuni bambini vederti entrare e uscire senza essere presi in braccio è fonte di frustrazione.
- Incapacità evolutiva: sotto i 6 mesi molti bambini non hanno ancora sviluppato le capacità di auto-consolazione necessarie.
Come adattare l’approccio
Se Ferber porta a più pianto e meno serenità, passare a un metodo più gentile può essere la scelta migliore.
Approcci graduali come il Metodo With Love, in cui resti vicino al tuo bambino e riduci il supporto gradualmente, risultano spesso più efficaci per i bambini sensibili.
Quando il Cry It Out non funziona
Il Cry It Out (o metodo dell’estinzione) è spesso descritto come veloce, ma non è adatto a tutte le famiglie né a tutti i bambini.
Perché il Cry It Out può creare difficoltà
- È emotivamente troppo duro per molti genitori: il rischio è quello di iniziare e poi fermarsi, e il messaggio per il bambino diventa confuso.
- Alcuni bambini si attivano ancora di più: invece di calmarsi, entrano in uno stato di forte agitazione.
- Le associazioni al sonno non vengono sostituite: togliere supporti come l’essere cullato o la poppata senza offrire un’alternativa può aumentare la resistenza.
Cosa consiglio invece
Se l’idea di lasciare piangere il tuo bambino ti fa stare male, ascolta quella sensazione.
Un approccio come il Metodo With Love, gentile e delicato, permette al bambino di imparare a dormire con il tuo supporto, senza sentirsi solo.
Domande frequenti sullo sleep coaching
Il percorso di coaching del sonno non funziona dopo 2 settimane: perché?
Le cause più comuni sono:
- incoerenza nelle risposte notturne
- metodo non adatto al temperamento del bambino
- problemi di base (reflusso, stanchezza eccessiva, regressioni)
Perché il mio bambino piange ancora dopo aver fatto un percorso di sleep coaching?
Può succedere perché:
- sta ancora imparando l’auto-consolazione
- sono rimaste associazioni negative legate al sonno
- le risposte del caregiver non sono costanti
Regressione dopo un percorso di sleep coaching: è normale?
Sì, può accadere per:
- nuove tappe di sviluppo (gattonare, stare in piedi)
- cambiamenti nelle routine
- sovrastimolazione o stanchezza eccessiva
Un messaggio importante, con amore
Se il vostro percorso di sleep coaching non sta funzionando, non significa che stai sbagliando.
A volte serve solo un approccio più rispettoso, più lento, più in sintonia con il tuo bambino… e con te.
Il sonno può migliorare senza forzare, senza pianti prolungati e senza andare contro il tuo istinto 💛
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